L'obiettivo è un leitmotiv da un anno a questa parte: risparmiare sulla spesa.
L'idea, però, non dispiace ai comunicatori pubblici soprattutto perché si insiste sulla trasparenza, obbligando la PA a pubblicare online i dati in formato aperto e riutilizzabile da tutti.
È una delle novità contenute nel nuovo decreto approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta del 4 ottobre scorso per lo sviluppo della “Agenda digitale”. Un passo avanti, ma manca un pezzo, sollecitato in molte occasioni e diventato di attualità in un periodo in cui è stato aperto il vaso di Pandora del finanziamento della politica e, in particolare, degli organismi principali del sistema di governo locale, le regioni.
Qualcuno ha detto che è come se si fosse scoperta l'acqua calda e che ci vuole sempre un magistrato per far capire al sistema politico che serve più etica nella gestione della cosa pubblica. Però, se il Governo introducesse anche in Italia, tra i provvedimenti di digitalizzazione, la Electronic Freedom of Information Act (E-FOIA) voluta negli Usa fin dal 1996 si riuscirebbe a fare un passo avanti per consentire a tutti i cittadini di accedere liberamente ai dati sull'attività pubblica.
Una libertà che potrebbe forse limitare la corruzione, ma anche semplificare il lavoro dei comunicatori pubblici, non più costretti a giustificare scelte, perlomeno, azzardate del politico di turno.
Lasciamo questo compito ai “portavoce stagionali”.
(CT)
Libertà vs corruzione
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente riflessione: