Ci sono vicende che obbligano le istituzioni a interrogarsi non solo sui fatti, ma anche sul modo in cui quei fatti vengono raccontati, spiegati e governati nello spazio pubblico. Il caso del trapianto cardiaco pediatrico dello scorso dicembre, con le sue conseguenze drammatiche, richiama tutti a una responsabilità precisa: la comunicazione istituzionale, nei momenti di crisi, non è un elemento secondario. È parte della risposta pubblica e una sponda di interlocuzione con il mondo dell'informazione per restituire alle persone il diritto a una corretta informazione e a una solida comunicazione pubblica.
Per questa ragione, l'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale ha inviato lo scorso 6 marzo al Ministro della Salute e alle istituzioni a vario titolo coinvolte una proposta operativa per rafforzare il presidio comunicativo nei casi critici che riguardano il sistema dei trapianti. L'obiettivo è tutelare la fiducia nelle istituzioni e in decenni di lavoro sul consolidamento del valore della donazione e delle sue regole rigorose, oggettive e trasparenti, proteggere i diritti delle persone, evitare frammentazione, opacità, esposizioni improprie di minori e diffusione di informazioni non corrette o non necessarie.
La donazione e il trapianto di organi si fondano infatti anche su una infrastruttura di fiducia. Quando questa fiducia viene incrinata, il danno non riguarda soltanto i soggetti direttamente coinvolti, ma rischia di colpire l'intero rapporto tra cittadini e istituzioni sanitarie, di indebolire la cultura del dono e, più estesamente, di gettare discredito sul patrimonio di universalismo e civiltà costituito dal nostro SSN.
L'Associazione ha perciò proposto l'attivazione di un tavolo nazionale dedicato a comunicazione, fiducia e trapianti, la definizione di un protocollo nazionale di comunicazione di crisi e un piano di formazione rivolto a professionisti sanitari, giornalisti, comunicatori pubblici e operatori delle amministrazioni territoriali, in particolare delle figure impegnate negli uffici di Anagrafe e Stato Civile. In parallelo, ha indicato anche la necessità di rafforzare la collaborazione con le organizzazioni civiche, accademiche, scientifiche e professionali, impegnate sullo stesso terreno, a partire dalla promozione di linguaggi corretti, trasparenti e non stigmatizzanti.
Questa iniziativa conferma il ruolo di Comunicazione Pubblica come presidio di integrità e di impegno civile, al servizio di una relazione di fiducia solida tra persone e istituzioni. Ed è anche un richiamo a un obiettivo più ampio: costruire un vero ecosistema della comunicazione pubblica e istituzionale, fondato su competenze, responsabilità, cooperazione e capacità di spiegazione. Perché senza una comunicazione pubblica riconosciuta nella sua funzione strategica, anche le istituzioni democratiche faticano a rendere pienamente comprensibile il proprio senso e la propria funzione.
Ad oggi, all'istanza inviata dall'Associazione, non è ancora seguito un riscontro fattivo da parte del Ministro della Salute. Proprio questo rende ancora più necessario tenere aperta una proposta seria, concreta e orientata all'interesse pubblico.